Marco Tullio a passeggio per le strade del piceno

L'educazione scolastica come base per la conservazione del patrimonio culturale

Da tantissimi anni, oramai, non ci stanchiamo di ripetere un concetto semplice e basilare che, se correttamente applicato, renderebbe molto più facile l'attività di protezione e conservazione del ricchissimo e stratificato patrimonio storico-artìstico del nostro Paese: la conoscenza è la base della tutela, dal momento che non si può tutelare, e di conseguenza conservare, divulgare ed adeguatamente valorizzare ciò che non si conosce.
È evidente a tutti, infatti, anche ai meno disponibili a sacrificare gli interessi individuali in favore di quelli della collettività, che se non si è consapevoli del valore e del significato di un qualsiasi bene, sia esso un paesaggio, un sito archeologico, un edificio storico od un singolo oggetto, è impossibile che il bene stesso sia correttamente compreso quale portatore di un messaggio e di un significato superiore, meritevole di apposita ed attenta salvaguardia.
Assume perciò un ruolo fondamentale in tale percorso virtuoso conoscenza – apprezzamento – conservazione, la funzione educativa.
Ovviamente il luogo maggiormente deputato ad informare e ad educare è la Scuola.
In particolare io credo che si debba pensare alla scuola fin dagli inizi, non certo limitatamente agli ultimi anni di studio o all'Università, quando la formazione dovrebbe essere più profondamente avviata e di conseguenza le scelte e le consapevolezze già maturate.
Penso che si debba operare nella scuola fin dai primi anni, tentando di infondere, in delle menti giovani e assetate di conoscenza, alcuni semplici concetti di base in relazione con il valore ed il significato di quelli che, con termine troppo mercantile, ci si è abituati a chiamare beni culturali.
Approfittando dell'entusiasmo giovanile per la ricerca e per la scoperta, sull'onda del fascino sempre esercitato sui ragazzi dal mestiere dell'esploratore e dell'archeologo alla ricerca di "tesori", aiutati anche dai recentissimi successi planetari di fortunati cicli cinematografici, quali l'entusiasmante filone dei film di Indiana Jones, non dovrebbe essere troppo difficile riuscire ad avvicinarli alla conoscenza e, di conseguenza, alla consapevolezza dell'importanza del nostro patrimonio culturale.
Non si può perciò non salutare con rinnovato entusiasmo la presente iniziativa, ormai collaudata, di itinerari archeologici, studiati e messi a punto, anche con traduzione in inglese, dagli studenti delle tre classi superiori dell'I.T.A.S. "Matteo Ricci" di Macerata, in un 'utilissima pubblicazione, illustrata dalle efficaci vignette realizzate dagli allievi del corso di disegno dell'Accademia di Belle Arti, sempre di Macerata.
I giovani si presentano, nella presente occasione, con questa guida realizzata nell'ambito di un progetto di valorizzazione territoriale della vallata del Potenza finanziato con fondi CIPE, nel ruolo di appassionati e seri divulgatori, ma viene da pensare che in futuro potrebbero utilmente accompagnare il testo scritto con la dimostrazione pratica di alcune specifiche attività del mondo antico.
Aspetto quest'ultimo, della prassi manuale delle antiche popolazioni picene e romane, dalla cucina alla fabbricazione degli utensili, dalla ceramica fino alla costruzione delle capanne, che meriterebbe una più ampia e costante esemplificazione.
Si potrebbero così sottrarre i nostri ragazzi alle perniciose tentazioni dei troppi videogiochi in circolazione, con i loro diseducativi messaggi inneggianti alle altissime velocità, alla guida spericolata o peggio ancora alla disinvolta eliminazione fisica del "nemico " di turno, con conseguente insegnamento sul non valore della vita.
Al contrario, con semplici applicazioni pratiche, potrebbero apprendere l'uso ed il modo d'impiegare tutti quei manufatti e quelle testimonianze, che visti nei libri o guardati nelle vetrine dei molti, mentori, musei archeologici delle Marche, restano solamente dei vasi, dei mortai, dei pesi per filare, dei raschiatoi o delle asce, o nei casi peggiori solamente dei frammenti di coccia o delle schegge di pietra, a cui è difficile attribuire un ruolo reale.
Sperimentati dal vero, costruendo un telaio o fabbricando un muro, formando un vaso in argilla o preparando una cena secondo le ricette romane di Columella o di Apicio, i muti oggetti da vetrina riacquistano invece il loro reale valore pratico, immediatamente verificabile.
Esperienze di tal genere di certo potrebbero segnare profondamente la mente dei giovani e li porteranno, da adulti, a sapere, quasi istintivamente, riconoscere ed apprezzare in giusta maniera una traccia nel terreno per le fondazioni di una capanna, un resto di muratura in opus reticulatum romano, un mucchio di scorie di fonderìa o un giacimento litico.
Il rendere comprensibile che su tali dati di conoscenza si basa la nostra consapevolezza di appartenere ad un certo mondo e la conseguente capacità di riconoscerci in un ben determinato ambito culturale, è il vero fine di tutti gli sforzi per la conservazione del nostro patrimonio.
C'è solo da augurarsi, come l'esempio presente ben testimonia, che il ruolo dell'educazione, ad ogni livello scolastico, per l'insegnamento di conoscenze utili alla protezione dei beni storici e artistici, venga sempre di più incrementato, in modo da affiancare le Soprintendenze nell'opera di tutela, che non può essere garantita, è bene ribadirlo continuamente, solo dalle leggi, dalle normative o peggio ancora da operazioni poliziesche o repressive.

Mario Lolli Ghetti
Direzione Regionale per i Beni Culturali
e Paesaggistici delle Marche

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